Non rinunciare mai, Catherine…

«Non rinunciare mai, Catherine. Hai tante cose dentro di te e la più nobile di tutte, il senso della felicità. Ma non aspettarti la vita da un uomo. Per questo tante donne s’ingannano. Aspettala da te stessa».

Albert Camus, “La morte felice”

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Credo che la felicità sia il desiderio più universale di tutti. Universale perché porta dentro di sé una quantità inestimabile di declinazioni e di sfaccettature. Tante. Tante quante sono le persone.

Se mi chiedessero di esprimere un desiderio credo proprio che chiederei questo: essere felice.

Ma la felicità è un gran bel casino!

La felicità è diversa. Prima di tutto nel tempo.Perché i desideri cambiano, è naturale. Da adolescente per essere felice hai bisogno di cose che poi, magari, nell’età adulta, troverai frivole, insignificanti. Stupide.

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Ma anche da adulta, quello che tu desideri follemente per essere felice, può essere qualcosa che, per qualcun’ altro, è altrettanto frivolo e insignificante. E stupido.

La felicità è soggettiva. È volubile. È capricciosa.

Se mi chiedessero di definirla direi che per me è

«il fatto di essere il più possibile somigliante all’idea più bella che io abbia mai avuto, fino ad ora, di me stessa»

 

La frase che mi ha tanto colpita dice di non aspettarla mai da nessun altro se non da “te stessa” e di non aspettarti “la vita da un uomo“. In effetti la vita, da un punto di vista prettamente letterale, la possiamo dare solo noi, in quanto donne.

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Ha ragione? Forse sì. Forse no.

Quello che è sicuro è che la felicità va cerca dentro di sé, e non fuori. Di certo non in una relazione. Gli uomini non sono peggiori di noi, anzi. Su certe cose sono molto meglio. Sono più leali, più schietti, fanno gruppo. Ma difficilmente amano come noi.

Il modo di amare delle donne è inesorabilmente diverso da quello degli uomini. E non perché loro siano cattivi, insensibili o stronzi. Semplicemente sono diversi. La loro mente è diversa, e così il loro modo di amare.

Noi chiamiamo, ci preoccupiamo. Loro lo fanno sì, ma meno. Non nello stesso modo. A noi è stata data una forza, una costanza, che ci permette di scalare le montagne. Senza corda. Senza protezioni. Una forza fottuta, che ci permette di vedere un panorama che da lassù non ha eguali, ma anche di cadere e farci male. Tanto.

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Quando noi donne ci innamoriamo quella fottuta forza si eleva. Si sublima quasi. Ci sentiamo più complete, più generose. E tendiamo a perdere il baricentro, a proiettarci nell’altra persona, come se quegli occhi altri, al di fuori di noi, diventassero gli unici con cui vedere il mondo. Tendiamo a dare tutto.

Ti innamori quando scaldi lo yogurt sul frigorifero. Quando metti il bicchierino del caffè sopra la tazzina altrimenti gli si fredda.

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Nonostante tutto questo, la relazione più importante rimarrà sempre e comunque quella con noi stesse. Ed è lì che purtroppo, o per fortuna, va seminata la felicità. In modo che nessuno, al di fuori di noi, possa darcela totalmente e, di conseguenza, togliercela in maniera definitiva. In modo che possa essere raccolta anche durante le tempeste.

Forse allora una relazione vera, profonda,va vissuta, paradossalmente, in una prospettiva più personale. E dico forse perché è un pensiero che sto facendo qui ed ora, un consiglio prima di tutto a me stessa.

Va vissuta  a seconda di quello che io posso dare all’altro (perché questo è l’amore), ma anche a seconda di quanto e in che modo IO sto ricevendo.

A seconda di come IO stessa mi riscopro bella, grazie ad un’altra persona. Bella nel suo senso più completo e spirituale, di una bellezza ritrovata.

A seconda di quanto IO stessa mi sento migliorata, grazie all’altro.

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A seconda di quanto mi sento vicina all’idea, quella più bella, più desiderata, che da sempre ho avuto pensando a me stessa.

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6 pensieri su “Non rinunciare mai, Catherine…

  1. Tralascio la parte in cui parli delle differenze tra maschio e femmina……

    Parliamo della frase chiave del post: “non aspettarti la vita da un uomo […] Aspettala da te stessa”:
    è un concetto che m’è sempre piaciuto e ,nonostante io sia coniugato da parecchi anni, sono sempre stato….”individualista”.
    Fin da piccolo , fin da bambino, ho sempre cercato la mia soddisfazione da solo , non attraverso il branco. Questo lo capisco ora, mentre da bambino lo facevo senza capirlo, ma ti assicuro che a suo tempo sono stato anche un caso che ha fatto preoccupare insegnati e genitori.
    Questo per farti capire quanto io sia d’accordo con quel concetto.

    Però ora devo anche “ammettere” un’altra cosa: tutta questo individualismo è bello finchè tutto va bene, finchè tutta la vita scorre liscia e felice, senza problemi, senza pensieri. E tutto il mondo pare essere lì a disposizione delle nostre vigorose energie e desiderio di mettersi in gioco. E non abbiamo bisogno di nessuno!
    Ma quando gli anni passano, quando ci si scontra con le prime fregature della vita, quando la vita smette di essere una bella fiaba, quando la vita inizia a tirarti qualche colpo basso, quando non resta che rassegnarsi all’idea che la fase ascendente della vita è finita e ora resta solo la lenta ma inesorabile discesa…….. beh…. quant’è importante avere degli affetti, delle persone che ci vogliono bene!
    Parlo di legami speciali, non di amici per bere una birra.

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