L’ “ORDINE” DELLA MATRIGNA CATTIVA

“Le menti ristrette amano l’ordine. Il genio sovrasta il caos”.

Non mi ha mai fatta impazzire Shakespeare, ma dal momento in cui ho letto questa frase l’ho parecchio rivalutato, e non nascondo che mi sarebbe piaciuto molto averlo conosciuto.

C’è però una persona che a conoscerlo non ci terrebbe per niente, e che nella lotta tra Montecchi e Capuleti, la farebbe spuntare ai Ca-puliti 😉

Ed è mia madre. La mia mammina 😀

Cinquant’anni portati alla grande, due mani piccoline che il lavoro in fabbrica ha reso rugate prima del tempo, una sensibilità spiccata e una tenacia di ferro.

Perfetta? Ovviamente no. Ha un difettuccio piccolo piccolo: ama l’ordine. A tal punto da essere ossessivo-maniaca compulsiva. E a tal punto che sul mio nome non c’è stato verso. Mi ha chiamata LINDA.

Dovete sapere che la mia camera da letto è grande un metro quadrato, e con gli ultimi chili messi su è già un’impresa passare per la porta. Lì quindi ci stanno solo i vestiti. Tutto il resto del mio mondo è nel mio studio: i libri di testo di 16 anni di scuola, i giornali femminili, il pc, le stampe di Audrey Hepburn, i profumi, i gioielli, la tv, le foto, le borse, e tutto il resto. Io vivo qui, e il colore della scrivania…ehm..era bianco! No, arancione. Bè magari adesso sposto un po’ di cose e vediamo se riesco a dirvi di che colore è 😉

Io nel mio caos mi capisco. Ma lei, la mia mamma, non ci crede. Così, ogni giorno, entra e diventa peggio della Matrigna cattiva. E tra di noi comincia una sfida; una sfida con tanto di ring e ciccione che batte il piatto per dare inizio al primo round.

I ROUND: Lei entra, dà un’occhiata e, sospirando, con una voce forzatamente calma mi dice: “Non per rompere eh, ma quando è che fai ordine qui dentro Linda? Questo studio è una sporcizia!”

Da notare il binomio ossimorico Linda-Sporcizia.

“Adesso non ho tempo; e poi ti pare che con questa giornata di afa mi metto a fare ordine? Magari domani”.

E venne Natale.

 II ROUND: Viste le maniere sgarbate con cui le dico di no, mentre sono via lei (tanto per cambiare), entra quatta quatta nel mio studio e mi scrive un biglietto sdolcinato del tipo: “QUANDO TORNI FAI UN PO’ DI ORDINE? GRAZIE. TVB. LA MAMMA”

Peccato che dopo un secondo il biglietto amorevole è sommerso dalle macerie. E i soccorsi post-terremoto (i miei) tardano ancora ad arrivare.

 III ROUND: “Mammaaaaaaaaaaa, dov’è la busta gialla che ieri era qua sopra sulla scrivania?”

“E io che ne so? Non entro mai!”

“Col cavolo. Entri e sposti tutto come al solito. Solo perché devi sistemare. Aiutami a cercarla.”

“Io non l’ho toccata Linda. Ma sai qual è il punto? Che se in questo studio ci fosse un po’ più di ordine le cose si troverebbero. Ti rendi conto se dovesse entrare qualcuno?”

 A questo punto io comincio a fumare dai buchi della testa come Majinbu. È l’inizio della battaglia.

 IV ROUND: “Questo studio non è disordinato mamma. È l’unico posto che ho in questa casa. E tu tocchi sempre tutto, sposti le cose perché sei maniaca. E io non trovo più niente. Vuoi che faccia ordine? Bene. Lo faccio. E giuro che tra un’ora qui dentro non ci sarà più niente”.

“Fa’ ciò che vuoi. E se qualcuno viene a trovarti la brutta figura la farai tu”.

 Accecata dalla rabbia e dall’orgoglio prendo la pattumiera, la metto in mezzo alla stanza e comincio a buttare via TUTTO. Svuoto i cassetti e ci trovo tutto quello che anni fa avevo passato giorni interi a cercare.

Oh, la scatoletta degli orecchini del battesimo. Nel cestino.

Oh, le sorprese dell’ovetto Kinder di quando avevo 2 anni. Nel cestino.

Oh, le carte dell’iscrizione all’università. Che bei ricordi. Ma neanche tanto. Nel cestino.

E poi è il turno della carta scottex super assorbente con quantità industriali di Vetril. E Cenerentola (io), inizia a pulire e a specchiarsi sulle bolle, con un sottofondo canoro remix de “I sogni son desideri”, Cinderella feauturing Pitbull.

Dopo 2 ore io e il mio studio siamo una cosa sola, di fatto, ma soprattutto di nome 😉

La busta gialla era esattamente dove l’avevo messa io e la mia scrivania, se vi interessa, è beige. Ora lo so con certezza.

V ROUND: La Matrigna è sbalordita, ma, ancora infuriata per lo scontro del round precedente, non mi dà soddisfazione.

Così io, pentita per i miei soliti modi da stronza, mi avvicino:

“Scusa mamma. È che qui è piccolo. E non si trova mai niente. E sopra in camera non ho posto.”

“Ok non importa”. Le do un bacio sulla guancia. Lei ricambia.

E vissero felici e contente. Mmm..non proprio.

 Two months later

“Mammaaaaaaaaaaaaaaaa…all’Università mi hanno chiesto di portare una carta ma io non la trovo. Tu l’hai vista? Dov’èèèèèèèèèèèèèèèè?”

“Io? Lo studio è tuo, io cosa c’entro?”

“No, c’entri invece. Perché l’ho buttata via facendo ordine quella volta. Se tu non mi avessi esasperata con le tue mille manie io non avrei fatto ordine e quindi adesso la carta ci sarebbe. Invece l’ho buttata via perché altrimenti tu continuavi a rompere.”

 Si ricomincia.

I ROUND: vedere sopra.

È la mia rompi balle preferita 😀

 

 

 

 

 

 

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