Una “vecchia” principessa

Agli uomini posso resistere (più o meno). Ma ad un’altra categoria no: le vecchiette.

Non c’è nulla da fare. Le adoro. Perché sono tenere.

Hanno un mondo dentro agli occhi: i ricordi, i primi amori, i valzer lenti ballati con qualcuno che ora non c’è più. Ma le amo ancora di più quando sono sole. È una caratteristica che noti subito perché prima ti osservano attentamente e poi iniziano a parlarti. Di qualsiasi cosa. Lo sanno che ti stanno annoiando a morte. Sono vecchie, mica sceme. Ma devono continuare, perché probabilmente, se non si fermano, sei l’unica con cui parleranno nell’arco di tutta la giornata.

Ricordo da piccola. La parrocchia ci portava ogni Natale a trovare i vecchietti in casa di riposo. Eravamo vestite di bianco e facevamo il giro dei reparti cantando le canzoni di Natale. Stonavamo in maniera assurda, ma loro ci guardavano, si alzavano dal letto (chi ci riusciva ancora), e cominciavano a piangere. E non c’era modo di fermarli.

Forse è da lì che ho iniziato a nutrire un affetto praticamente materno verso tutti loro, che mi porta a volerli ascoltare sempre. Come ieri, al supermercato.

Io, nervosa con un carrello di spesa strabordante, sto per mettere i prodotti in cassa. Mi giro per vedere se il carrello è completamente svuotato e vedo lei: sull’ottantina, curatissima, rugata al punto giusto da avere sul viso ogni segno di gioia e dolore passati. Io la guardo e le dico:

“Ha solo quelli? Passi pure avanti.”

“Sul serio signorina? Oh grazie infinite”

Non fa ora a dare le sue cose al cassiere che io sono diventata la sua confidente.

“Sa signorina, ho preso un po’ di cosine perché stasera viene mio figlio. E a lui e alla moglie piacciono solo certe cose. Poi io sono vedova, e devo arrangiarmi. Vedova da trent’anni. Pensi signorina che vita difficile ho fatto. Ma stasera per fortuna mio figlio viene.”

Era come se avesse voluto gridarmi che non è sola.

“Vedova da così tanto tempo? Mi dispiace”

“Eh sì. E mio figlio vive distante perché ha il lavoro, ma stasera viene a trovarmi”

“Ma è fantastico. Allora stasera si festeggia”

“Eh sì, il vino però me lo sono presa per oggi a pranzo”.

Hai capito te l’ubriacona 😉

Era adorabile, e ha continuato a parlarmi anche dopo aver sistemato tutto dentro il sacchetto rigorosamente biologico.

Il cassiere la guardava dimenando le mani come per voler trovare il pulsante “Stop”, o almeno uno “Stand-by” temporaneo; poi guardava me, ma io continuavo a darle corda.

“Ma quanti anni ha suo figlio? E i nipotini?”

Me la sono immaginata principessa, giovane e bella, a ballare in qualche balera con il marito che ora non c’è più. E ho sorriso.

Dopo una serie di confidenze mi ha salutata: “Grazie mille. Arrivederci signorina. Grazie”.

Un migliaio di ringraziamenti solo per averla fatta passare, e una volta ho fatto avanzare una tredicenne invasata e manco mi ha detto grazie.

Quando l’ho vista allontanarsi ho continuato a sorridere, nonostante fossi conscia che il cassiere, un tipo sfigatissimo dal petto villoso, mi odiasse a morte.

Poi sono tornata a casa e, come al solito, ho litigato con mia nonna.

“Nonna passami il phon visto che sei al piano di sopra”

“No, non è ancora pronto da mangiare”

“Nonnaaaaaaaaaaaaa il phooooooooooon, sbrigati, ho i capelli bagnati”

“Non capisco”

“Sì vabbè devo venire su io, come al solito non capisci niente”

 

È lei la mia principessa 😀

 

 

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2 pensieri su “Una “vecchia” principessa

  1. Io credo che in ogni donna si nasconda una principessa… 🙂
    Il difficile è farla emergere nel mondo di oggi, in cui non ci sono principi coraggiosi che verranno a salvarla in sella ad un cavallo bianco, nè fate turchine in grado di risolvere ogni problema con un tocco di bacchetta magica.
    E allora come si fa? Penso che una vera Principessa sia tale perchè riesce a contare solo su se stessa e sulle proprie forze. E, ovviamente, sul prezioso aiuto delle amiche, alleate perfette in questa impresa ^_^

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